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I sistemi di calcolo delle pensioni |
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L'importo percepito mensilmente da un pensionato si basa su un calcolo che, in anni recenti, ha subito dei cambiamenti, a causa del progressivo invecchiamento della popolazione italiana.
Fino al 1995, tale importo si calcolava col sistema retributivo, in base, cioè, allo stipendio percepito alla fine della carriera lavorativa. Quando ci si è accorti che il numero dei pensionati cresceva troppo, rispetto a quello dei lavoratori, si è passato al sistema contributivo, basato sui contributi effettivamente versati dal lavoratore, nel corso della sua vita lavorativa.
Il passaggio tra i due sistemi è stato regolato da diverse leggi, le quali hanno cercato di rendere la transizione meno traumatica possibile, salvaguardando i diritti già acquisiti dei lavoratori e, al contempo, rendendo economicamente sostenibile il sistema pensionistico. La principale di tali leggi è la n. 247 del 2007.
Attualmente, può beneficiare: Ø del sistema retributivo, chi ha maturato almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995; ad esempio, chi ha cominciato a lavorare prima del 1977; Ø del sistema contributivo, chi ha cominciato a versare i contributi dopo il 1° gennaio 1996; Ø del sistema misto, chi, al 31 dicembre 1995, già lavorava, ma non aveva ancora maturato 18 anni di contributi.
Il sistema retributivo
Con questo sistema, l'importo della pensione è rapportato alla media delle retribuzioni (o dei redditi, per i lavoratori autonomi) degli ultimi anni di lavoro.
Per calcolare la pensione, si prende come base di calcolo l'ultima fase della vita lavorativa e si fa la media della retribuzione (o reddito) percepita in quel periodo. Tale periodo era, fino al 1992, di 5 anni per i dipendenti e 10 per gli autonomi. Dal 1993, è di 10 anni per i dipendenti e 15 per gli autonomi. Individuata tale base, la pensione è pari al 2 per cento di quella cifra, per ogni anno di contributi versati. Ad esempio, dopo 40 anni di lavoro, si prende di pensione l'80 per cento dello stipendio medio degli ultimi anni. Se gli anni fossero 35, si prenderebbe il 70 per cento.
Il sistema contributivo
Con questo sistema, l'importo della pensione si basa su tutti i contributi effettivamente versati durante l'intero periodo lavorativo. Per calcolare la pensione, si fa la somma di tutti i contributi versati all'Inps, anno per anno, rivalutandoli, in base ad un indice fornito dall'Istat, basato a sua volta sulle variazioni quinquennali del Pil (prodotto interno lordo). Tale somma rappresenta, in qualche modo, il capitale messo da parte dal lavoratore nel corso della sua vita lavorativa ("montante"). Tale montante viene poi moltiplicato per un "coefficiente di trasformazione", variabile in funzione dell'età del lavoratore, al momento della pensione. Il suo valore varia tra il 4,42 per cento (pensionando di 57 anni) e il 5,62 per cento (pensionando di 65 anni).
Il sistema misto
Con questo sistema, l'importo della pensione viene calcolato in parte secondo il sistema retributivo, per l'anzianità maturata fino al 31 dicembre 1995, ed in parte con il sistema contributivo, per l'anzianità maturata dal 1° gennaio 1996.
Per calcolare la pensione, bisogna sommare: Ø la quota calcolata secondo il sistema retributivo, che è data dalla retribuzione "pensionabile" moltiplicata per l'aliquota di rendimento e per gli anni di contribuzione; per quanto riguarda la retribuzione da assumere come base, valgono le stesse regole già viste per il sistema retributivo; essa dovrà essere riferita alle ultime retribuzioni della vita lavorativa e non a quelle relative alle anzianità precedenti al 31 dicembre 1995; Ø la quota calcolata secondo il sistema contributivo, per le quali valgono le regole generali tipiche di questo sistema, ovvero: somma di tutti i contributi versati nel periodo, moltiplicata per l'indice di rivalutazione e poi per il coefficiente di trasformazione.
Chi possiede un'anzianità contributiva pari o superiore a 15 anni, di cui almeno 5 successivi al 1995, può optare per una pensione calcolata esclusivamente con il sistema contributivo. |
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Coordinatore Provinciale: Amedeo Milione